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pubblicato il 25 maggio, 2017

L’AVEVAMO DETTO E LO CONTINUEREMO A DIRE…

Dopo l’annuncio sugli organi di informazione dei contenuti della Riforma Madia,  c’è di che riflettere e discutere ma, soprattutto, agire.

Poco alla volta appaiono sempre più chiari i termini dell’accordo siglato con i sindacati compiacenti  il 30 novembre scorso. Da una parte, giustificando la fretta di rinnovare i contratti bloccati da otto anni, ci si è accontentati di una elemosina – i favolosi 85 euro medi lordi a fine 2018 – dall’altra si è lasciata carta bianca al Governo di legiferare, modificare, ma principalmente attaccare quei pochi diritti che ancora rimangono.

Costretti dall’ urgenza di recuperare qualche SI al referendum costituzionale per compiacere il Governo e ottenere di conservare le ragguardevoli rendite finanziare, CGIL CISL UIL hanno letteralmente svenduto i dipendenti pubblici. D’altronde questi sindacati si preoccupano sempre meno di conservare le tessere in quanto le principali entrate di bilancio provengono dai Servizi, Patronati, Enti Bilaterali, Fondi pensione Integrativi. Con la crisi esplosa agli inizi degli anni 2000, la “ristrutturazione” del capitale europeo ha subito un’accellerazione. Ricordiamo la famosa lettera di Trichet e Draghi con cui la Banca centrale Europea dettava i provvedimenti che doveva prendere l’Italia per garantire “condizioni di bilancio sostenibili” e le riforme strutturali necessarie.

Ma cosa sta a significare tutto questo?

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pubblicato il 10 marzo, 2017

Quando si vogliono nascondere i gravi problemi del paese, si preferisce annebbiare le menti deboli
per negare dignità e gestire il bene pubblico con disprezzo

I MASS MEDIA E I DISINFORMATORI OMETTONO UNA VERITÀ: le risorse umane di qualsiasi impresa o attività, sia privata che pubblica, rappresentano la maggiore risorsa dell’impresa e non devono mai essere mortificate o disprezzate con manifestazioni di odio, di livore, di accanimento e persecuzione di massa.

Il rispetto e la tutela dei diritti degli onesti e dei meritevoli è assolutamente fondamentale, altrimenti si ha una deriva di governo verso una proscrizione di massa dei lavoratori pubblici.

QUELLO CHE STA ACCADENDO IN QUESTI GIORNI E’ VERGOGNOSO !!

Ogni “governo” che raggiunge le poltrone di potere si arroga il diritto di essere più bravo e intelligente di chi lo ha preceduto e come lo dimostra? Partecipando ad una sorta di sport nazionale nel quale i vari “riformatori(?)” politici di turno affondano una sorta di stiletto avvelenato nel corpo di tutti i dipendenti pubblici, con l’evidente scopo di distruggere, anziché migliorare, quei servizi che dovrebbero essere dati e offerti ai cittadini, con rispetto dei tempi della salute, della giustizia, dell’efficienza, della trasparenza, dei costi accessibili e della cortesia.

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pubblicato il 24 febbraio, 2017

 

SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO  NOI SCIOPERIAMO

 

L’Unione Sindacale di Base ha risposto all’appello del movimento delle donne Non una di meno con la proclamazione dello sciopero generale di 24 ore per l’8 marzo.

Uno sciopero internazionale delle donne, oltre 20 i Paesi che hanno già aderito, dopo l’enorme manifestazione del 26 novembre scorso e la grande partecipazione alla 2 giorni svoltasi a Bologna il 4/5 febbraio.

Uno sciopero dalle attività produttive che vedrà mobilitazioni in tutte le città ma, anche, uno sciopero dal lavoro domestico e di cura che ancora troppo spesso grava in via esclusiva sulle donne, siano esse native o migranti, che fungono da ammortizzatore sociale di un welfare sempre più privatizzato.

Uno sciopero per dire basta alla violenza maschile sulle donne, alle discriminazioni di genere e alle molestie nei luoghi di lavoro, ai femminicidi.

Uno sciopero per urlare che non se ne può più delle discriminazioni salariali di genere fatte di livelli contrattuali più bassi, di una retribuzione fino al 20% inferiore a quella degli uomini a parità di mansione, di ricorso massiccio al part time involontario, di lavori non qualificati nonostante una maggiore scolarizzazione, di richiesta di dimissioni in bianco all’atto dell’assunzione, di maggiori contratti atipici e precari da giovani e di pensioni da fame in vecchiaia.

Uno sciopero per rivendicare il diritto a servizi pubblici gratuiti ed accessibili, al reddito sociale, alla casa, al lavoro e alla parità salariale; all’educazione scolastica, alle strutture sanitarie pubbliche – a cominciare dai consultori – libere da obiettori; alla formazione di operatori sociali, sanitari e del diritto.
Per il diritto all’autodeterminazione e all’interruzione di gravidanza gratuita e sicura.
Per il riconoscimento ed il finanziamento dei Centri Antiviolenza ed il sostegno economico per le donne che denunciano le violenze.

 

 

                      SIAMO TUTTI

           SULLA STESSA BARCA!  

Alle richieste dei Sindacati e della RSU la Direzione risponde che per finanziare le  progressioni orizzontali – ferme dal 2009 –  bisogna ridurre il fondo della produttività di tutti. E nessun dipendente della Fondazione ha mai avuto una progressione orizzontale, come pure tanti lavoratori dell’Azienda.

Dopo lo sblocco normativo del 2015, al contrario, negli altri enti della Regione il personale ha beneficiato delle progressioni orizzontali.

Eppure basterebbe attuare i Regolamenti per la gestione delle attività commerciali, approvati dopo molteplici sedute di contrattazione, per far convogliare risorse aggiuntive nei fondi accessori a beneficio di tutto il personale.

E non basta che tutti stringano la cinghia.

La carenza di organico sta peggiorando le condizioni di lavoro, creando problemi e disagi al personale e all’utenza che con difficoltà riesce ad accedere ai servizi sanitari perché le liste sono chiuse o quando aperte sono già piene; il Pronto Soccorso e i reparti cronicamente super affollati.

Dopo le proteste delle rappresentanze sindacali, la Direzione ha ritirato (in parte) le disposizioni sull’orario di lavoro, utilizzate non per coprire assenze improvvise, ma per sopperire a mancanze organiche ed organizzative.  Non è disponibile, però,  ad accettare soluzioni che prevedano un maggiore esborso dai fondi di bilancio per incentivare i turni e le reperibilità.

Bisogna fare economie perché l’accordo Regione-Università impone che l’Azienda rientri  dal deficit   per essere trasformata in FONDAZIONE IRCCS,  

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