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pubblicato il 18 Novembre, 2020

Condividiamo la necessità che l’Università riprenda l’operatività di tutti gli uffici alle esigenze degli studenti, ma Lavoro e Tutela della Salute non sono diritti costituzionali in contrapposizione, né catalogabili come “privilegi”. Neppure per i dipendenti pubblici…!

Abbiamo replicato con una seconda nota alla (non) risposta del Direttore Generale in merito alla richiesta di idonei e tempestivi interventi operativi per la prevenzione dei contagi.

Nel frattempo – per la prima volta – gli RLS hanno ricevuto dal responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione una convocazione per un incontro che si è tenuto venerdì mattina 20 novembre, per “aggiornamenti sulle attività svolte a tutela dei lavoratori”.

USB risponde al Direttore Generale:

E’  con una certa delusione che constatiamo come non sia stato colto l’intento collaborativo che ci ha motivato nel segnalare alcune difficoltà di gestione della situazione derivante dalla pandemia.

Dal tenore della risposta del Dr. Colpani, in verità, abbiamo avuto il dubbio che il nostro intervento fosse stato scambiato per un attacco contro qualcuno.
Preferiamo, tuttavia, non essere distratti per rimanere sul tema che ci preme e per cui abbiamo chiesto un nuovo incontro. Ma pazienza… continueremo a scrivere.

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pubblicato il 16 Novembre, 2020

#ConteDiceCose

 

Conte dice che si stanno creando nuove diseguaglianze e, nel maldestro tentativo di sviarne le responsabilità, pensa bene di attribuirle ai pubblici dipendenti che godrebbero di maggiori protezioni e, lavorando in smart working, risparmierebbero pure tempo e denaro. Dei nababbi insomma.

A Conte diciamo che:

  • i pubblici non sono protetti ma andrebbero protetti perché hanno la funzione di proteggere a loro volta i diritti di tutti: salute, istruzione, previdenza, giustizia, fisco, soccorso pubblico eccetera, eccetera, eccetera;
  • I pubblici la crisi l’hanno ampiamente pagata attraverso un blocco del contratto durato 10 anni, con l’attuale contratto già scaduto e senza risorse sufficienti per un rinnovo dignitoso;
  • I pubblici non hanno scelto di lavorare da casa; in smart working ce li ha messi il governo per decreto e i risparmi sono tutti a carico dello Stato;

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pubblicato il 14 Novembre, 2020

    RICHIESTA INTERVENTI OPERATIVI DI PREVENZIONE

Abbiamo scritto all’Amministrazione  in qualità di rappresentanti sindacali USB,  nonchè come RLS, perché in ateneo stanno succedendo a nostro avviso cose piuttosto gravi, data la situazione che stiamo vivendo.   Registriamo una scarsa chiarezza e omogeneità nelle modalità operative  messe in campo per contrastare il diffondersi del contagio tra il personale dell’ateneo.

Le misure richieste necessitano di un approccio sistemico ai temi della prevenzione e della sicurezza, l’unico in grado di contemperare, in questa difficile fase, tutela della salute e lavoro.

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Attuazione delle nuove misure di contenimento della pandemia. DPCM 3 novembre 2020

 

 

 

Al Direttore Generale
Dr. Giuseppe Colpani

e,p.c.
Al Prorettore alle Relazioni Sindacali
Prof. Nathan Levialdi Ghiron

Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Il 19 ottobre 2020 è stato firmato il decreto del Ministro per la Funzione Pubblica in merito allo smart working nelle pubbliche amministrazioni. Il decreto ministeriale attua le norme del decreto Rilancio, alla luce dei  Dpcm del 13 e 18 ottobre. Occorre ricordare che il Decreto rilancio (con le modifiche apportate in sede di conversione in legge) era intervenuto per regolamentare il rientro in servizio mantenendo comunque una percentuale di personale in modalità agile.   Con il provvedimento emanato (che resta in vigore fino al 31 dicembre) si interviene nuovamente sulla materia, alla luce dei preoccupanti segnali di ripresa dei contagi.
In primo luogo si modifica il vincolo del 50% del personale impegnato nelle attività che possono essere svolte da remoto, fissando quella percentuale come soglia minima e puntando ad elevare il più possibile la stessa compatibilmente con le capacità organizzative delle Amministrazioni.
Con l’ultimo DPCM firmato il 3 novembre, su tutto il territorio nazionale è richiesto il massimo ricorso allo smart working da parte dei datori di lavoro pubblici e privati.

Alla luce degli ultimi provvedimenti governativi, si chiede a codesta Amministrazione in base a quale giustificazione ha inteso applicare in senso contrario le misure contenitive, dal momento che obbliga i responsabili di struttura dell’Amministrazione Generale ad incrementare le giornate lavorative in presenza fino a quattro giorni la settimana.    

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