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Nell’ incontro del 9 febbraio, il Rettore ha aperto i lavori del tavolo di
contrattazione manifestando una considerevole apertura di carattere “politico” rispetto alle nostre richieste. Dopo tale breve premessa ha lasciato l’incontro rassicurandoci di aver incaricato la delegazione di parte pubblica a rispettare tale orientamento di massima.

L’incontro è stato quindi sostanzialmente interlocutorio. Viene allora da
chiedersi: cosa c’è di concretamente inedito rispetto a ciò che tutti ben
sappiamo?

 A nostro avviso i punti salienti ci appaiono i seguenti.
1) La delegazione ha ribadito l’apertura politica sostenendo di condividere in pieno le nostre preoccupazioni e voler quindi concorrere alla difesa del
salario accessorio, nell’ottica di utilizzare e rafforzare tutti gli istituti
contrattuali in grado di mettere al riparo una parte consistente del salario
accessorio dai tagli previsti dal decreto legge 150 (cosiddetto Brunetta).
2) A tale condivisibile affermazione di principio potrebbe non seguire un
comportamento coerente e conseguente, in considerazione delle notizie che
sono state riferite circa la consistenza del “salario accessorio”, unitamente
alle difficoltà economiche che l’ateneo deve affrontare in conseguenza dei
tagli governativi che penalizzano il sistema università.
3) È venuto fuori che c’è, rispetto all’anno finanziario 2009, un ammanco di
circa 912 mila euro dalla voce del salario accessorio, risultato dell’avanzo di
500 mila euro (utilizzati nel 2009) di cui non possiamo più beneficiare. A
ciò bisogna aggiungere il taglio di 400 mila euro che impone la L. 133 del
2008 (sempre Brunetta). E’ stato dunque sostenuto che i numeri dettati
dal bilancio finanziario dell’Ateneo non consentono per il 2010 di adottare
concretamente tale percorso.

Alla luce di queste informazioni la conclusione più ovvia che si può fare è
che, per l’anno 2010, bisognerebbe ridurre il nostro salario accessorio di circa il 20% rispetto agli importi percepiti nel corso del 2009. Ciò in considerazione del fatto che, come è più volte emerso nel corso del dibattito, viene prima la costituzione del fondo e solo dopo la quantificazione degli istituti contrattuali.

All’interno di queste tematiche vogliamo, tuttavia, sottolineare che recentemente sono stati impegnati circa 12 milioni di euro per il pagamento
degli arretrati degli incrementi stipendiali dei proff., indistintamente senza criteri di merito o premiali. Di fronte ad una spesa, la nostra, che al massimo può ammontare a 500-600 mila euro rispetto agli attuali aventi diritto, si alzano le braccia al cielo e si ricorre alla “divina provvidenza” che, nel nostro specifico caso, dovrebbero essere gli alchemici conti del funzionario contabile: non vorremmo dover concludere di essere considerati dei semplici “sudditi” e non una componente dell’Ateneo con pari dignità.
Dopo aver proposto la composizione di un tavolo tecnico per lavorare alla
costituzione del Fondo per il Salario Accessorio, rifiutato dalla delegazione
sindacale, l’Amministrazione si è impegnata a rivedere i conti per trovare una soluzione e, entro un mese, cercare i fondi per avviare il bando delle
progressioni economiche, almeno per coloro che non hanno beneficiato delle progressioni verticali.
E’ un’assoluta priorità, a nostro modo di vedere le cose, che l’Amministrazione, dopo aver dato la sua disponibilità generale, attui
realmente le nostre proposte, tese a contrastare gli effetti della legge Brunetta, e che non si esauriscono con queste progressioni orizzontali che
consideriamo solo un primo passo da concludere nell’ IMMEDIATO.

Evitando polemiche e confusione che potrebbero favorire l’amministrazione, più che i lavoratori, siamo d’accordo a verificare le possibilità tecniche (viste le scadenze per l’applicazione del decreto 150) per un SUCCESSIVO allargamento delle progressioni orizzontali.
Già ci stiamo impegnando ad esplorare (abbiamo chiesto i dati costituivi
del fondo 2010, le voci di spesa del 2009) e proporre all’amministrazione (come la costituzione di un fondo alternativo al “salario accessorio” per escludere le risorse aggiuntive interne dai tagli brunettiani) tutte le possibilità economiche e tecniche volte ad aggirare l’applicazione di questa legge assurda ed ingiusta e che riteniamo anche incostituzionale, laddove prevede per legge che un quarto del personale è “fannullone”. Una riforma che – rileviamo – non risponde a esigenze di funzionalità della pubblica amministrazione, ma solo al controllo dei lavoratori, colpendoli nel profondo della loro dignità fino al licenziamento, per realizzare un’amministrazione pubblica sempre più “leggera” e un sistema
parallelo “privato” cui affidare funzioni e ruoli sociali.

Nel frattempo non ci stancheremo di invitare i lavoratori a inviare i fax
per sollecitare il rispetto degli impegni presi: non si deve dimenticare che la
forza del sindacato sta nell’adesione dei lavoratori. Quando abbiamo potuto,
abbiamo avanzato le nostre richieste in regime di unità sindacale, ma
ovviamente sempre trovando compromessi.
Per questo occorre una assemblea dei lavoratori per parlare e decidere del nostro futuro confrontando le varie strategie sindacali, sperando di non dover poi conquistare i “tetti” in senso architettonico e salariale.

Roma, 15 febbraio 2010
                                                              RdB PI Università Tor Vergata

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