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L’approfondimento di USB

 

L’ultimo incontro sindacale del 23 marzo era dedicato alla definizione dell’accordo sul Regolamento per l’applicazione dello smart working ordinario. A seguire, una apposita circolare dell’Amministrazione avrebbe dovuto disciplinare la riorganizzazione dello smart working in vista della fine dell’emergenza sanitaria stabilita dal governo per il 31 marzo.

L’ Amministrazione, invece, ha rinviato la discussione sul tema ad un successivo incontro sindacale, stabilito per il 30 marzo, in attesa della pubblicazione del nuovo decreto Covid approvato il 17 marzo che, tra le varie misure, in ordine allo smart working sposta la data di cessazione del regime semplificato emergenziale al 30 giugno 2022.
Non si conoscono, dunque, i dettagli della misura e leggendo la bozza del decreto vi è il dubbio fondato che la proroga dello smart working emergenziale riguardi solo il lavoro privato, limitando per il settore pubblico la proroga ai soli  lavoratori fragili.

Allo stato attuale, pertanto, va relegato a uno spot elettorale la proclamazione della conquista dell’obiettivo, anche in considerazione di un interesse del personale al metodo con cui in prospettiva si vuole attuare lo smart working nel nostro ateneo.

In tal senso riteniamo utile procedere ad un approfondimento del tema, partendo dalla proposta presentata alla delegazione sindacale nella riunione del 14 marzo.

L ’Amministrazione ha comunicato l’intenzione di voler continuare ad utilizzare lo smart working uscendo dall’ambito emergenziale per transitare entro un certo periodo a un metodo flessibile della prestazione lavorativa compatibile con la normativa di riferimento. In vista, anche, dell’accordo nazionale e delle modifiche in corso alla Legge n.81/2017 che regolamenta la materia. Si prospetta, dunque, una prima fase applicativa di transizione, o sperimentale, dello SW a regime.

In quest’ottica, è stato proposto alla delegazione sindacale un regolamento per l’applicazione dello SW e un format per la stipula dell’accordo individuale che dovrà essere concordato tra il dipendente e l’Amministrazione (o forse con il responsabile della struttura) e che si aggiungerà al contratto di assunzione.

Apprezzabile l’intenzione, finché non siamo entrati nei dettagli del metodo che si intende utilizzare.

L’Amministrazione ha proposto per il periodo sperimentale una percentuale massima del 20% dell’orario di lavoro settimanale, ossia un giorno di SW a settimana. La proposta non è stata condivisa dalla parte sindacale.
Il nostro parere, e lo abbiamo esposto, è che questa misura potrebbe essere percepita come una sorta di concessione al dipendente che è ora che ritorni in presenza … a lavorare.
Il limite massimo proposto è, peraltro, in contrasto con lo spirito innovativo proprio del nuovo modello organizzativo che punta a una maggiore responsabilità e autonomia nella prestazione lavorativa, valorizzando l’alternanza tra il lavoro in sede e in remoto. Un limite che, inoltre, non tiene conto dell’emergenza pandemica che in realtà non solo non è terminata, ma addirittura risulta in ripresa. Una situazione che tuttora impone al datore di lavoro continuità nella tutela della salute dei dipendenti, in special modo nei confronti di particolari categorie di personale.

Per non disperdere l’esperienza vissuta negli ultimi due anni, come RSU/USB abbiamo chiesto una valutazione del lavoro svolto in SW, ancorché emergenziale, per avere una stima dei risultati ottenuti e di eventuali criticità riscontrate. Valutazioni che possono aiutare la dirigenza nel cambio organizzativo, evitando altresì che alcune problematiche dello SW d’emergenza si riproducano anche nel lavoro agile post pandemico, riducendo le potenzialità di tale strumento. L’Amministrazione ha risposto che sono stati raccolti i dati e che al più presto potrà relazionare sui risultati dell’analisi effettuata.

Vi è un altro aspetto da tenere in considerazione. Forse non tutti i dirigenti, tanto più i docenti/dirigenti, sono pronti al cambiamento ed eventuali atteggiamenti di chiusura o rigidità possono causare disparità di trattamento del personale. Un tema complesso che è stato affrontato dalla parte sindacale con un duplice obbiettivo: 1) individuare criteri o condizioni che consentano a tutti i dipendenti interessati di accedere allo SW su base molto più ampia di quella proposta, a nostro parere chiarendo anche se la percentuale dei smart worker si calcola sul complesso dei dipendenti per struttura o sulle giornate di lavoro settimanali individuali;   2) definire il nuovo modello di lavoro con l’intento di conciliare con equilibrio l’esigenza organizzativa e la vita privata.

La discussione è continuata sul piano interlocutorio toccando i vari aspetti che caratterizzano il regolamento dello SW: la fornitura degli strumenti di lavoro (da parte del datore di lavoro); esclusione di rimborso spese e del buono pasto (che va letta, però, come una scelta dell’Amministrazione, dato che la normativa non esclude il buono pasto), tempi di contattabilità, sicurezza del posto di lavoro e nell’uso della strumentazione; formazione finalizzata e vincolante, etc. Tutti aspetti che in un Regolamento per lo smart working a regime delineano la cornice entro la quale definire il contratto individuale.
La mancata previsione dei rimborsi delle spese, tutte a carico dei dipendenti, ci ha indotto a rimarcare il rovescio della medaglia: la corrispondenza tra il lavoro in remoto e i notevoli risparmi che l’ateneo registra nelle spese di gestione, dagli impianti e, appunto, fino al buono pasto che costituisce reddito indiretto per il personale.
Il Sindacato non può accettare che l’Amministrazione si trinceri dietro a un mancato presupposto normativo che impedisce la distribuzione a tutto il personale dei risparmi del 2021 (finora abbiamo contrattato l’erogazione dei risparmi 2020: due anni per raggiungere un altro obbiettivo, sic!) che non ha precluso ad altri enti pubblici l’assunzione di scelte politiche favorevoli al personale.

Ci aspettiamo anche su questo tema un fronte unito dei sindacati.
Siamo in campagna elettorale per le elezioni RSU e gli slogan propagandistici rimangono tali se non si tramutano in azioni concrete, scevre da compromessi o cedimenti.

Roma, 24 marzo 2022

 

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